Attentato di Stoccolma: non questione di “se”, ma di “quando”

La tragedia di Stoccolma è un avvertimento: la vecchia Svezia non esiste più. Quest’attacco alla società svedese non era una questione di “se”, ma di “quando”.

Da tempo la Svezia si era guadagnata un posto tra i bersagli del terrorismo islamico: a Natale del 2010 il militante islamico Taimour Abdulwahab – abitante a Tranås ma radicalizzatosi a Luton, nel Regno Unito, un terreno di coltura ormai famoso per gli estremisti islamici – si è fatto esplodere al centro di Stoccolma tra la gente che faceva le compere natalizie. Tuttavia, Abdulwahab uccise solo se’ stesso, ed è forse stata la mancanza di altre vittime che ha consentito alla Svezia di continuare a tenere un atteggiamento tollerante nei confronti delle interpretazioni radicali dell’Islam. La paura di essere etichettati come “razzisti” e “islamofobici” è reale, e condiziona pesantemente la vita pubblica quotidiana degli svedesi.

L’attacco terroristico dell’8 aprile non ha visto l’uso di strumenti o materiali disponibili solo sul mercato nero o utilizzabili solo dopo aver acquisito conoscenze speciali; l’attentatore ha usato un TIR rubato, come l’attentatore di Nizza (sul TIR era presente un ordigno artigianale, che tuttavia fortunatamente non è esploso). Ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione di come le politiche ideologiche e le loro soluzioni facili non sono in grado di affrontare l’odio che i terroristi ispirati dall’ideologia politica e religiosa nutrono nei confronti delle nostre società aperte.

Ironicamente, lo stesso giorno dell’attentato portato avanti a Stoccolma con un camion rubato, il Partito Moderato ha dato il via al governo a guida socialista per votare “si”, in sede di Consiglio dell’Unione Europea, alla modifica della direttiva europea sulle armi come uscita il mese scorso dall’Europarlamento. Tutti gli altri partiti liberali e conservatori si sono opposti, ma apparentemente per il Partito Moderato le buone relazioni con Bruxelles sono più importanti delle libertà individuali e dei diritti civili degli svedesi, e un ottimo motivo per accodarsi a socialisti e verdi.

Protezione

Ma come si può proteggere una società contro i terroristi che, in nome di un credo religioso, guidano camion a tutta velocità sulle strade pedonali con l’intento di uccidere quanti più innocenti possibile?

La risposta è semplice: non si può, e di certo non ci si riesce tramite soluzioni ideologiche che vanno a colpire solo i cittadini onesti. Le migliori speranze di combattere efficacemente il terrorismo sono riposte nell’Intelligence, nel controllo delle frontiere, nel miglioramento delle condizioni sociali in alcune aree tendendi a diventare terreno di coltura per il radicalismo, e una revisione del sistema legale, con particolar riguardo alla definizione delle attività sovversive ed eversive.

Serve una discussione

La società svedese – e con essa le società di tutti i Paesi dell’Europa occidentale – deve intavolare una discussione su quale sia il confine tra la libertà di religione e di parola e attività da considerarsi criminali come, ad esempio, la propaganda di stampo salafita. Cosa costituisce “eversione”? Mettersi al servizio di un’organizzazione terroristica anche “soltanto” per finanziarla o per reclutare adepti dev’essere considerato terrorismo tout court. Le attività sovversive e l’organizzazione di milizie sono illegali in Svezia – così come in tutti i Paesi UE – eppure nel Paese nordico e in molti altri Stati Membri dell’Unione si è sviluppato al riguardo un livello monumentale di tolleranza: recentemente due uomini arrestati per aver portato avanti attività di finanziamento e reclutamento per l’ISIS sono stati accusati solo di frode, non di terrorismo, perché i magistrati svedesi hanno voluto dare maggiore importanza alla libertà d’organizzazione anche in un caso come questo.

http://www.na.se/blaljus/terrormisstankta-mannen-fran-vivalla-ska-atalas-for-bedrageri-det-ar-ett-misslyckande

È necessario intavolare una discussione al riguardo, alla luce dell’attentato di Stoccolma, ma non sarà facile in un clima politico in cui qualsiasi forma di critica all’Islam viene etichettato come “rimestare nel torbido”. Il paradigma politico deve cambiare, in Svezia come in molti altri Stati europei, se non vogliamo che il terrorismo riempia ancora le nostre strade di morti innocenti.

Articolo pubblicato originariamente sul blog blickovernejden

2 Comments on “Attentato di Stoccolma: non questione di “se”, ma di “quando””

  1. Sweden is a remarkable country in so may ways. However, recent events provide definitive proof that if you impose on any society large numbers of people, who neither share your cultural beliefs and values (even before adding the religious element), nor have any motivation or intent to integrate or contribute to the host society, there are consequences. For a liberal, Western, predominantly Christian society, these are potentially disastrous. Add to that a complete inability to remove those whose claims for asylum, refugee status or citizenship have been refused (as in this instance), and you have the perfect storm …someone that neither shares your beliefs and one who now active hates the host nation. It is hugely frustrating that, instead of having ‘an intelligent conversation’, political correctness, especially within the media and politics, steadily erodes popular confidence in the legitimate organs of government and the State at a time when national security services and police forces need the help and support of the population the most. The European Firearms Directive serves as an excellent example of how the European Commission, and its other institutions, far from addressing these issues, seeks to deny, distort and deceive, targeting those it can (the law-abiding) rather than those it should (terrorists, criminals and malcontents); if all you do is penalize good behavior, bad behavior becomes the norm. It is hardly surprising, therefore, to see a steady rise in those across Europe who are questioning the European Union’s existence, purpose and vast cost …as with all the great ‘empires’ in history, they are usually the cause of their own demise.

  2. Europe has been invaded by the nirth qfricqn qnd asian hordes brought in by that communist Merkel as well as by years of colonization with people from former french, english or dutch colonies. So here you have it western Europe. In less than 25 years you will have a racial war in Europe. You don’t believe this? Just wait and see. Why do you think they want to disarm all europeans? Yes yes, we in eastern Eurooe had this when the communists came to power in 1945-46. THEY WERE AFRAID OF PEOPLE. So they took everyone’s guns away so that people would not eventually be able to defend themselves against the ARMED government. Yes yes the EU government is communist. Merkel is a commie… DON’T EVER GIVE IN YOUR GUNS. DECLARE THEM LOST. THAT’S ALL.

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