Intense lobbying by FIREARMS UNITED?

La testata EU Observer ha pubblicato l’articolo più parziale riguardo all'”EU gun ban” che abbiamo letto nel corso dell’ultima settimana: EU reaches deal on contested gun laws di  (20/12/2016)

Ecco la nostra risposta punto per punto:

“Il dibattito è stato oscurato da un’intensa attività di lobbying dai gruppi pro-armi. Questi dichiarano che le regole attuali sono sufficienti e che il problema sono alcuni Stati Membri che non le applicano correttamente.”

I gruppi di cittadini pro-armi non vengono finanziati dalla “lobby delle armi”, lavorano senza compenso per proteggere i propri legittimi interessi.

La scelta delle parole non è casuale e mira a dipingerci come una “sinistra e ricca lobby delle armi”, dotata del potere finanziario per influenzare i legislatori. In realtà FIREARMS UNITED ed i suoi partner sono organizzazioni no-profit e i loro amministratori sono volontari che contribuiscono con il loro tempo ed il loro impegno ad una campagna per proteggere gli interessi dei propri membri. Questo processo è vitale in una democrazia sana:  

 

“Il lobbying è parte integrante di una democrazia sana, strettamente imparentato con valori universali come la libertà di espressione e il diritto di petizione al governo. Permette ai vari gruppi di interesse di presentare il loro punto di vista sulle decisioni che possono avere effetti su di loro. Inoltre permette di migliorare il processo decisionale fornendo canali competenti su questioni sempre più tecniche ai legislatori.” (Burson Marsteller, A Guide to Effective Lobbying in Europe: The View of Policymakers, 2013).

Firearms United, una confederazione di possessori di armi paneuropea, ha raccolto più di 337,000 firme contro la proposta della commissione. I lobbisti hanno anche trovato alleati nell’Europarlamento. Un lobbista ha perfino dichiarato che il Parlamento ha copincollato la sua posizione riguardo ai collezionisti di armi. Petroni ha parlato apertamente, criticando la commissione per aver incluso i collezionisti nello scopo della direttiva. Ha poi dichiarato che FESAC ha scritto il testo presentato dal parlamento riguardo ai collezionisti.”

Nel suo discorso al Parlamento del 16 Novembre, il Presidente di FESAC Stephen A. Petroni si riferiva alla DEFINIZIONE di collezionista, che può essere trovata nei testi presentati da Parlamento e Consiglio.Questo non dovrebbe sorprendere, visto che a FESAC è stato chiesto di scrivere questa definizione su richiesta di Europol, MESI prima che la commissione pubblicasse la sua proposta, ecco il testo:

1.k “Per gli scopi di questa direttiva, ” collezionista” significa qualunque persona o soggetto giuridico che si dedichi alla raccolta e conservazione di armi e munizioni per ragioni storiche, culturali, scientifiche, tecniche, educative o di conservazione del patrimonio artistico, (…) e che sia riconosciuto come tale dallo Stato Membro interessato.”

FESAC rimane intenzionata a combattere perché i collezionisti riconosciuti siano esclusi dallo scopo della direttiva, considerato che la motivazione per includerli è stata presentata senza uno straccio di prova: la commissione ha dichiarato che i collezionisti sarebbero una “possibile fonte di approvvigionamento per il traffico di armi”, un pretesto per spostare la giurisdizione dagli stati membri alle proprie grinfie.

Potete ascoltare le parole di Petroni al minuto 4:20:

“La conservatrice Britannica Vicky Ford, che ha guidato il processo legislativo, a Novembre ha dichiarato ai gruppi di possessori di armi che lei avrebbe voluto “respingere l’intera faccenda [la proposta della commissione]”, ma ha trovato resistenza da parte di troppi membri del Parlamento. L’Europarlamentare Britannica stava parlando ad una conferenza co-organizzata da Firearms United.”

La scelta di parole è un tentativo di macchiare la reputazione della Relatrice Vicky Ford, insinuando che sia influenzata da FIREARMS UNITED e dagli altri gruppi che rappresentano i legali possessori di armi. Alla medesima conferenza ha partecipato Alain Alexis per la Commissione Europea e ha avuto ampio spazio come oratore.

Gruppo A: Eric Lakomaa (Ricercatore), Dita Charanzova (MEP), Bernd Kölmel (MEP), Alain Alexis (Commissione Europea), Katja Triebel (Firearms United)

Gruppo B: TOMASZ STEPIEN (Firearms United), Pia Clerte (Campionessa IPSC), Jussi Halla-Aho (MEP), Vicky Ford (MEP), Stephen A. Petroni (FESAC), Stefano Maullu (MEP), Mikko Pesonen (Firearms United)

Vicky Ford non è l’unica Europarlamentare che non vede nessun beneficio nella proposta della commissione. L’impatto su traffico illegale sarebbe nullo, mentre il mercato legale civile, che dà lavoro a 580,000 persone, sarebbe colpito duramente, così come le autorità nazionali che dovrebbero applicare e far rispettare norme complicate ed inutili: 

Perfino non toccare la direttiva attuale avrebbe effetti migliori sul traffico illecito rispetto all’implementazione del testo uscito dai dialoghi trilaterali!

” Fra gli oratori vi era Stephen Petroni, come capo della Fondazione Europea delle Società di Collezionisti di Armi (Fesac), basata a Malta. Fesac non è inserita nel Registro della Trasparenza EU. I lobbisti non registrati non dovrebbero poter accedere all’Europarlamento. Petroni è anche membro dell’European Sports Shooting Forum (ESSF) e Presidente della Association of Maltese Arms Collectors & Shooters (AMACS). Nemmeno queste sono registrate.

Questa dichiarazione mostra che Petroni ha indispettito la Commissione Europea al punto che questa si sta vendicando con affermazioni ridicole ed infondate, fatte pervenire attraverso questo giornalista: il registro della trasparenza è per i lobbisti professionisti, il cui lavoro è tentare di influenzare il processo legislativo per conto di chi li assume, così come per i “gruppi di promozione” o di “interesse pubblico“, che non fanno lobbying per i propri diretti interessi, ma per proteggere un settore specifico della società, per cambiare la percezione delle persone su una particolare questione o per perseguire determinati obiettivi politici.

Stephen stava parlando in difesa degli interessi di collezionisti e tiratori sportivi, che lui rappresenta. Nessuna delle organizzazioni di cui fa parte ha un’agenda nascosta. La sua opinione di esperto è stata richiesta e non è uno dei casi trattati dal registro della trasparenza:

No. 12of the guidelinesActivities in response to direct and individual requests from EU institutions or Members of the European Parliament, such as ad hoc or regular requests for factual information, data or expertise, are not covered by the register

Il nostro partner ANARMA è registrato. Eppure, quando ha richiesto un incontro con l’ESSC, che dovrebbe agire da “ponte verso la società civile”, gli è stato negato. Non avevano nessuna intenzione di ascoltare il loro punto di vista. ANARMA ha perfino rischiato di essere cancellata dal registro della trasparenza perchè la EU dubitava che un’organizzazione con solamente 750 membri paganti e amministratori non salariati potesse essere definita “lobby”.

“Ford, in un post sulla sua pagina Facebook, ha ringraziato FESAC, assieme ad altri gruppi, per i loro “consigli tecnici”.

Perché l’autore ha virgolettato “consigli tecnici”? Vuole forse sottintendere che la consulenza di FESAC fosse di altro tipo?

I legislatori hanno BISOGNO di supporto tecnico dagli stakeholder che hanno esperienza in un settore.Quando la Commissione Europea ha scritto le norme per la  disattivazione delle armi senza richiedere questo supporto, ha prodotto un documento pieno di errori, quasi totalmente non implementabile e che andrà difatti riscritto…

L’autore a chi consiglia di chiedere dettagli tecnici sulle armi da fuoco? Ad avvocati? A politici? Non gli pare ovvio che le informazioni corrette di ottengano dai produttori, dagli utilizzatori e dai collezionisti, ovvero da chi conosce bene l’argomento?

Lo schema qui a fianco dimostra come chi ha adeguata conoscenza tecnica interpreta gli atti legislativi. Mentre politici e pubblico sono convinti che nel Regno Unito le armi siano completamente bandite, tutte le armi mostrate, eccetto la pistola in fondo, possono essere legalmente possedute. Oltretutto le statistiche mostrano che la messa al bando delle pistole nel Regno Unito (1997), non ha avuto nessun impatto sui crimini perpetrati con armi, ma ha solamente colpito i legali possessori e commercianti.

I gruppi di interesse nella UE: Quanto sono potenti?

Andreas Dür dell’Università di Salisburgo ha pubblicato questo studio nel 2008 ed è stato citato più di 100 volte: Dür, Andreas. 2008a. “Interest Groups in the European Union: How Powerful Are They? West European Politics 31(6):1212–30. Citiamo alcune frasi rilevanti di questo studio:

Interest groups’ resources mentioned in the literature include money, legitimacy, political support, knowledge, expertise and information, means technical advice.

Bargain (with money or influence or reputation)

Interest groups may dispose of financial means that they can use either to support an incumbent or a challenger in electoral contests.

Pro-gun groups do not have the required financial resources to utilise this tool.

By dealing with certain political or bureaucratic actors (in particular officials that are not directly elected, such as those in the European Commission), interest groups may also be able to convey legitimacy upon them.

The Commission shunned the sound technical advice offered by stake holders and experts as it did not suit their agenda. This did weakened its legitimacy.

Most importantly, interest groups may have knowledge, expertise and information that can facilitate the task of decision-makers (Crombez 2002; Hall and Deardorff 2006).

This was not appreciated by the Commission which uses the media and national authorities to discredit us.

Interest groups, moreover, can express their support for a politician in exchange for policies that favour their economic or other interests, which may influence the voting decisions of a rationally ignorant electorate.

The Euroscepticism generated by the Commission’s actions will not go unnoticed in upcoming national elections.

Arguing (information)

They may opt for arguing rather than bargaining, with arguing being aimed at changing the beliefs and preferences of decision-makers. Information then is used not in exchange for influence, but to convince decision-makers of the merits of a proposal. Arguing can also be directed at the broader public, with the objective of changing the framing of an issue in public debate.

That is precisely what the representatives of legal firearm owners, particularly FIREARMS UNITED are doing. We provided the facts and the impact of the proposal as a solid argument to reject this biased proposal, which was presented with wrong arguments and false accusations.

We are informed that MEPs cannot browse our websites or those of allied organisations as the word “firearms” is a filtered and content banned in parliament’s network. At least they may be able to read our papers at Academia.edu

Mass media prevents public debate

While our conference in November and our press releases have been largely ignored, the mass media has disseminated Commission statements without any form of critical comment. Consider the following three examples, which are ideological and unsupported by facts.

“The (28-nation EU) single market was not built to allow for the free circulation of Kalashnikovs,” Commission chief spokesman Margaritis Schinas said in an unusually strongly statement. EURActiv 07/12/2016

Illegal Kalashnikovs circulate freely in the black market with its open borders, but not in the legal single market which is already heavily regulated.

“We can’t water down the level of security proposed by the Commission (and still) protect our citizens.” EURActiv 07/12/2016

Legal firearms do not present any threat to public safety. Terrorists or organised criminals do not use firearms in the rare cases when they are stolen from civilian owners. Their sources are those that are smuggled into the EU (two-thirds) and those were reactivated illegally after poor conversions in some member states thanks to lack of enforcement (one third). The proposal does not change this situation. But it will criminalize every unregistered owner of properly converted weapons over night.

“We have fought hard for an ambitious deal that reduces the risk of shootings in schools, summer camps or terrorist attacks with legally held firearms,” European Commission President Jean-Claude Juncker said in statement. “Of course we would have liked to go further.” Reuters 20/12/16

None of the severe restrictions proposed by the Commission will reduce mass murders in a tangible way. Consider the terrorist attacks in Nice and Berlin in which trucks were used with tragic effect. Not even the horrible attack on the island Utoya in Norway would have been prevented, neither the one in Cumbria (UK) with a rimfire and a hunting rifle.

Biggest disadvantages

Interest groups should find it difficult to influence policy outcomes when the public is highly attentive to an issue.

[T]he bureaucrats in the European Commission do not have to fight for re-election; this may make them less receptive to interest group demands simply because they do not rely on resources from interest groups for a re-election campaign.

Commission is quite autonomous in developing its preferences, and then seeks support from groups that have a similar preference. Irina Michalowitz (2007), for example, argues that groups can only exert what she calls “technical” influence; they cannot change the core aspects of proposals presented by the Commission.

Interest groups’ influence has even been seen as depending on the “goodwill” of relevant policymakers in the Commission. The inter-institutional dynamics between the Commission and the Council of Ministers may also limit interest group influence.

Furthermore, interest groups may use the “voice channel” to influence political processes. Groups can “make noise” by way of manifestations, rallies, petitions, statements in the media, and participation in public debates. The voice channel also includes influencing referenda or citizen initiatives, for example by way of campaigning (Gerber 1999). Groups can try to attain two objectives with such “outside lobbying” (Kollman 1998): on the one hand, voice may be aimed at influencing public opinion in favour of the demands of certain groups. For this, an initial coincidence between public and private interests (or at least the adequate framing of an issue as advancing the public interest) may be necessary.

Conclusion

By being very vocal we have given Rapporteur Vicky Ford and her shadow rapporteurs much support in amending the proposal on a technical basis.

An outright rejection of the Commission proposal is difficult to achieve at this stage since public opinion is influenced by the Commission’s biased arguments while our national governments generally supported the Commission and not Parliament.

The legislative process in the European Union has often been criticised over the lack of transparency when it reaches the stage of “informal trialogue”. The Commission uses these meetings, which are held behind closed doors hidden from public scrutiny, as an occasion to bully Parliament into submission, often with support from Council. The democratic process is stifled at this stage as any contribution by civil society via their elected MEPs is effectively blocked out.

We therefore support individuals and organisations that seek to dilute the Commission’s power by demanding due standards of transparency, integrity and equality of access, e.g. Transparency International: EUROPE: A PLAYGROUND FOR SPECIAL INTERESTS AMID LAX LOBBYING RULES

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